Sommario
Prefazioni
Ringraziamenti
Introduzione
Elenco delle Filicopsida presenti in Italia e Svizzera
Materiali e metodi
Epidermologia
Palinologia
Presentazione dei dati
Schede dei taxa
Chiave dicotomica dei taxa basata
sulle caratteristiche epidermologiche
e palinologiche
Glossario dei principali termini epidermologici
e palinologici usati nel testo
Illustrazioni di riferimento per la diagnosi
Bibliografia
Indice alfabetico dei nomi dei taxa
menzionati nel testo
Sommario
Prefazioni
Per i botanici le felci, nel senso più ampio del termine,
hanno un fascino del tutto particolare. Esso è discreto,
riservato, quasi pudico, si potrebbe dire un po' come il
loro ciclo biologico. Eppure questo fascino è al tempo
stesso intenso e sorprendente. Le felci oggi, in gran
parte non sono piante molto appariscenti, almeno nei
nostri climi. Non hanno i primati di longevità e dimensioni
delle conifere e nemmeno la spettacolare radiazione
adattativa delle angiosperme, ancora in costante
espansione. Eppure il fascino delle felci diventa via via
sempre più tangibile per tutti, non appena ci si addentri
nello studio della complessità attuale del mondo vegetale
o della sua storia evolutiva.
Innanzitutto di felci e di gruppi di piante affini se ne
trovano dappertutto: dalle vegetazioni sub-artiche a
quelle equatoriali, e per quanto ci riguarda, dalle pietraie
alpine alle macchie mediterranee, dalle paludi alle
rupi e ai muri. In questo ampio spettro di ambienti, le
felci spesso non sono una componente secondaria della
flora e della vegetazione; questo sia per numero di
specie rappresentate che per biomassa prodotta. Effettivamente
il loro contributo alla biodiversità mondiale è
enorme, basti pensare che nel loro insieme - con più di
14'000 specie - rappresentano il secondo gruppo di
piante per consistenza numerica. Al loro interno comprendono
una varietà di adattamenti ancor oggi impressionante:
da forme arboree e lianose tropicali e equatoriali
a piccole specie annue. Anche sotto il profilo
della distribuzione geografica e ecologica il gradiente è
elevatissimo: da specie cosmopolite invadenti a specie
endemiche o a distribuzione relittuale, relegate in ambienti
con scarsa competizione.
Da cosa deriva questa capacità di coprire una vasta
gamma di soluzioni in molti campi? E' quasi superfluo
ricordare che le felci e i gruppi affini non sono un insieme
compatto da un punto di vista filogenetico e che ciò
che è giunto ai giorni nostri è tutto sommato ben poca
cosa, se si pensa al ricchissimo patrimonio di specie estinte
e studiate solo allo stato fossile. Tuttavia bisogna
considerare che la storia delle parentele tra i principali
gruppi filetici coincide in larga parte con la lotta per l'emersione
e l'affrancamento sempre più spinto dall'acqua.
Questa lotta è stata affrontata dalle felci e dai
gruppi affini con una varietà di soluzioni morfologiche,
anatomiche e fisiologiche, sia degli apparati vegetativi
che riproduttivi, che è stata la fucina da cui sono derivate
pietre miliari nell'evoluzione delle piante. Da un
punto di vista dell'assetto genetico dei taxa attuali, è
come se le felci abbiano mantenuto in parte questa capacità
di lotta e innovazione, che si estrinseca nella capacità
di competere alla pari in molti ambienti con le
più evolute angiosperme e nella plasticità di alcuni
gruppi, in grado di formare ancor oggi nuove entità.
Questo fa presumere una loro capacità di sopravvivere e rispondere agli sconquassi climatici e ambientali pronosticati.
Considerando gli aspetti evolutivi e adattivi come punti
di riferimento nello studio della biologia e dell’ecologia
delle piante, ecco che il lavoro di Adalberto e Gabriele
Peroni coglie nel segno due aspetti morfo-anatomici
fondamentali per la tassonomia e la vita delle piante in
relazione all’ambiente. Il lavoro appare come un’opera
piena e matura, frutto di una grande passione tramutata
in una lunga, rigorosa e produttiva esperienza
scientifica. Il rilevante contributo culturale del lavoro è
accresciuto dalla mole di informazioni riportate, dalla
precisa analisi della letteratura esistente e dalla complessità
del territorio indagato. Da ultimo vorrei fare un cenno al territorio indagato, e
in particolare a quelle terre che fanno da ponte tra i
due paesi, e tramite questi tra l’Europa e il Mediterraneo,
e che immagino abbiano avuto molta importanza
nella formazione scientifica e naturalistica dei fratelli Peroni.
Parlo dell’Insubria e della sua rigogliosa vegetazione,
all’interno della quale si possono cogliere gli aspetti
più emotivi del fascino delle felci, data la loro
quieta ma costante presenza. E’ una presenza silente,
che non si abbandona mai al chiasso di fioriture e che
va colta nel silenzio dei sottoboschi e delle forre, scrutando
tra le tonalità di verde.
Bruno Cerabolini
Professore associato in Botanica Ambientale applicata
Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale
Università degli Studi dell’Insubria - Varese
Ecco il settimo volume delle “Memorie”, il secondo con
la nuova veste grafica in edizione congiunta tra la Società
ticinese di scienze naturali e il Museo cantonale di
storia naturale, in assoluto il primo della serie dedicato
specificatamente alle piante.
Non si è voluto però indirizzare questa “Memoria” alla
presentazione di una frazione del mondo vegetale che
si distingue per estetica o appariscenza; un po’ contro
tendenza, se si pensa a quante monografie sulle orchidee
o su altri gruppi di piante con fiori trionfanti vedono
la luce. Si è optato invece per l’approfondimento
scientifico di quei vegetali che seppure famigliari ai più,
spaventano poi anche il botanico provetto: le felci.
La maggior parte di noi distingue infatti senza troppe
difficoltà, una felce tipica da un’altra pianta verde; molti
si orientano bene anche nella varietà delle loro forme,
dai licopodi, agli equiseti, alle specie frondose. Compito
più arduo invece, riconoscere all’interno del gruppo,
le tante specie e sottospecie che si assomigliano con
differenze morfologiche talvolta impercettibili. Così
complice anche la mancanza dell’aiuto dato dalla diversità
dell’apparato floreale tipico delle spermatofite,
ben pochi s’interessano delle felci. Chi vuole riconoscere le felci deve andare oltre, occupandosi
di quello che più le differenzia dai vegetali con
fiori: l’esuberanza della loro foglia, emblema di quel
sottobosco verde e lussureggiante che ben le rappresenta,
e la loro spora enigmatica, generatrice di credenze
secolari “sull’essenza invisibile” dei semi delle felci
e sulla possibilità, per chi le raccoglieva, di divenire ugualmente
invisibile.
Oggi la gran parte delle pubblicazioni descrittive sulle
felci si basano sulle caratteristiche morfologiche delle
foglie, mentre alcune dedicano spazio anche all’illustrazione
delle spore che sono spesso un fattore discriminante
per il riconoscimento specifico.
Ed è proprio sulle parti meno visibili che anche gli autori,
Gabriele e Adalberto Peroni, si sono chinati in questa
loro opera scientifica, frutto di anni d’indagine sul
campo, di profonda conoscenza degli argomenti e delle
tecniche d’osservazione, nonché di passione per la
floristica.
Questa “Memoria” presenta per ogni specie di felce
considerata, la spora nella sua forma “invisibile” e, novità
importante, riporta il disegno esatto dell’epidermide
della foglia. Quest’ultimo carattere di determinazione
è un contributo del tutto originale per le felci presenti
alle nostre latitudini e fornisce senz’ombra di dubbio,
uno strumento diagnostico più preciso di quelli finora
a disposizione. Per il botanico, una sorta di “apriti Sesamo”.
L’ultimo romanzo d’avventura del celebre neurologo Oliver
Sacks (Diario di Oaxaca, Ed. Feltrinelli) ha come
protagonisti alcuni naturalisti alla ricerca di felci rare in
Messico; anche Gabriele e Adalberto Peroni sono in un
certo senso degli avventurieri, impegnati a scovare ogni
specie di felce negli angoli più remoti e inaccessibili di
molti paesi. Ma sono soprattutto pazienti ricercatori e
appassionati divulgatori.
I loro nomi sono ben noti ai membri della Società e ai
collaboratori del Museo di storia naturale di Lugano.
Nell’ultimo decennio e più, le loro pubblicazioni nel Bollettino
sociale sono state numerose e variate, non meno
frequenti i contributi verbali, con conferenze, corsi
ed escursioni in Ticino e nella provincia di Varese. Più silenziose
forse, ma ancor più essenziali, sono state le loro
regolari visite agli erbari del Museo, per effettuare
revisioni e completare le collezioni.
In questo senso il merito è anche di coloro che nel tempo
si sono adoperati per collezionare minuziosamente il
nostro patrimonio naturale. Proprio le collezioni rendono
possibili ricerche più complete, permettendo valutazioni
e confronti. L’allestimento del presente contributo
scientifico non sarebbe peraltro stato possibile senza la
consultazione dei reperti d’erbario.
Questa “Memoria” rende dunque omaggio al mondo
un po’ bistrattato delle felci e mostra quanto, ogni
qualvolta ci si sofferma su una loro struttura particolare,
le piante presentino ricchezze di forme sconosciute.
Essa da inoltre voce anche al lavoro paziente di chi si
specializza nella conoscenza di un gruppo d’organismi
viventi con passione e caparbietà.
La speranza è che il testo susciti curiosità tra gli appassionati
di natura, permettendo un primo approccio al
mondo delle felci, ma che anche i botanici e gli specialisti
vi trovino uno strumento essenziale per approfondire
le loro conoscenze e uno stimolo per proseguire oltre. Pia Giorgetti Franscini
Conservatrice per la Botanica
presso il Museo cantonale di storia naturale di Lugano
Introduzione
Esistono numerosi ottimi libri di palinologia pteridologica,
ove le immagini delle spore sono riprese al microscopio
ottico, ma nessuno di questi è rappresentativo
delle flore europee. In lingua italiana esiste un testo, unico
nel suo genere a livello mondiale Iconographia
Palynologica Pteridophytorum Italiae (E. FERRARINI et al.
1986), corredato da stupende immagini effettuate con
il microscopio elettronico.
Mancava, a nostro parere,
un testo europeo di palinologia con immagini riprese al
microscopio ottico, strumento di cui sono dotati, non
solo gli enti scientifici, ma anche i ricercatori "free lance".
Discorso a parte merita l'epidermologia delle pteridofite.
Da diversi anni il nostro piccolo gruppo, ha ripreso,
approfondito ed allargato questa tecnica, ingiustamente,
un po' negletta. Al contrario, lo studio degli stomi e
dell'epidermide delle pteridofite è un ulteriore strumento,
nelle mani del ricercatore e del naturalista, per
giungere ad un'identificazione corretta. In particolari
condizioni (entità critiche, o vecchio materiale d'erbario
privo di spore) può diventare l'unico metodo microscopico
a nostra disposizione.
Nel corso degli anni, lo studio
epidermologico ha mostrato la sua affidabilità, permettendo
di assegnare specie critiche a gruppi specifici
(PERONI & PERONI 1998; PERONI & PERONI 2000d). Recentemente
PRELLI (2001) ha adottato il metodo da noi proposto
per l'identificazione degli ibridi del genere Polystichum europei. Il nostro intento è fornire, con quest'atlante,
un ausilio pratico sia per il ricercatore sia per
il naturalista appassionato per l'identificazione delle felci,
della regione presa in esame.
Come si diceva un tempo: ci auguriamo che questo lavoro,
con gli errori e le mancanze inevitabili in ogni opera
umana, sia utile come umile e docile "strumento di
lavoro" per chi, a vari livelli, si muove nel mondo delle
felci. Sperando che sia "benignamente accolta da colleghi
ed amici", ma trattandosi di un "lavoro in progresso"
ogni critica, correzione ed aggiunta sarà la benvenuta.
Elenco delle specie trattate :
(CH = presente in Svizzera; I = presente in Italia)
A
Adiantum capillus-veneris L. (CH-I)
Anogramma leptophylla (L.) Link (CH-I)
Asplenium adiantum-nigrum L. subsp. adiantum-nigrum
(CH-I)
Asplenium adiantum-nigrum L. subsp. corunnense
(Christ) Rivas Mart. (CH-I)
Asplenium adulterinum Milde subsp. adulterinum (CH-I)
Asplenium adulterinum Milde subsp. presolanense
Mokry, H. Rasbach et Reichst. (CH-I)
Asplenium balearicum Shivas (I)
Asplenium cuneifolium Viv. (CH-I)
Asplenium fissum Kit. ex Willd. (I)
Asplenium fontanum (L.) Bernh. (CH-I)
Asplenium foreziense Legrand (CH-I)
Asplenium lepidum C. Presl subsp. lepidum (I)
Asplenium marinum L. (I)
Asplenium obovatum Viv. subsp. lanceolatum (Fiori) P.
Silva (CH-I)
Asplenium obovatum Viv. subsp. obovatum (I)
Asplenium onopteris L. (CH-I)
Asplenium petrarchae (Guérin) DC subsp. petrarchae (I)
Asplenium ruta-muraria L. subsp. dolomiticum Lovis et
Reichst. (CH-I)
Asplenium ruta-muraria L. subsp. ruta-muraria (CH-I)
Asplenium seelosii Leyb. subsp. seelosii (I)
Asplenium septentrionale (L.) Hoffm. subsp.
septentrionale (CH-I)
Asplenium trichomanes L. subsp. hastatum (Christ) S.
Jess. (CH-I)
Asplenium trichomanes L. subsp. inexpectans Lovis (CH-I)
Asplenium trichomanes L. subsp. pachyrachis (Christ)
Lovis et Reichst. (CH-I)
Asplenium trichomanes L. subsp. quadrivalens D.E. Mey.
(CH-I)
Asplenium trichomanes L. subsp. trichomanes (CH-I)
Asplenium viride Huds. (CH-I)
Athyrium distentifolium Tausch ex Opiz (CH-I)
Athyrium filix-femina (L.) Roth (CH-I)
Azolla filiculoides Lam. (I) B
Blechnum spicant (L.) Roth (CH-I)
Botrychium lanceolatum (S.G. Gmel.) Ångst. (CH-I)
Botrychium lunaria (L.) Sw. (CH-I)
Botrychium matricariifolium (Retz.) A. Braun ex Koch (CH-I)
Botrychium multifidum (S.G. Gmel.) Rupr. (CH-I)
Botrychium simplex E. Hitchc. (CH-I)
Botrichium virginianum (L.) Sw. (CH-I)
C
Ceterach officinarum Willd. subsp. bivalens D.E. Mey. (I)
Ceterach officinarum Willd. subsp. officinarum (CH-I)
Cheilanthes acrostica (Balbis) Tod. (I)
Cheilanthes guanchica C. Bolle (I)
Cheilanthes hispanica Mett. (I)
Cheilanthes maderensis Lowe (I)
Cheilanthes persica (Bory) Mett. ex Kuhn (I)
Cheilanthes tinaei Tod. (I)
Christella dentata (Forssk.) Brownsey et Jermy1
Cosentinia vellea (Aiton) Tod. subsp. vellea (I)
Cryptogramma crispa (L.) R. Br. ex Hook. (CH-I)
Cyrtomium falcatum (L. fil.) S. Presl (I)
Cyrtomium fortunei J. Sm. (CH-I)
Cystopteris alpina (Lam.) Desv. (CH-I)
Cystopteris dickieana R. Sim (CH-I)
Cystopteris fragilis (L.) Bernh. (CH-I)
Cystopteris montana (Lam.) Desv. (CH-I)
Cystopteris sudetica A. Br. et Milde (I)
Cystopteris viridula (Desv.) Desv. subsp. viridula (I)
D
Dryopteris affinis (Lowe) Fraser-Jenk. subsp. affinis (CH-I)
Dryopteris affinis (Lowe) Fraser-Jenk. subsp. borreri
(Newm.) Fraser-Jenk. (CH-I)
Dryopteris affinis (Lowe) Fraser-Jenk. subsp. cambrensis
Fraser-Jenk. (CH-I)
Dryopteris carthusiana (Vill.) H.P. Fuchs (CH-I)
Dryopteris cristata (L.) A. Gray (CH)
Dryopteris dilatata (Hoffm.) A. Gray (CH-I)
Dryopteris expansa (C. Presl) Fraser-Jenk. et Jermy (CH-I)
Dryopteris filix-mas (L.) Schott (CH-I)
Dryopteris oreades Fomin (I)
Dryopteris pallida (Bory) C. Chr. ex Maire et Petitm.
subsp. pallida (I)
Dryopteris remota (A. Braun ex Döll) Druce (CH-I)
Dryopteris submontana (Fraser-Jenk. et Jermy) Fraser-
Jenk. (I)
Dryopteris tyrrhena Fraser-Jenk. et Reichst. (I)
Dryopteris villarii (Bellardi) Woyn ex Schinz et Thell.
subsp. villarii (CH-I)
G
Gymnocarpium dryopteris (L.) Newm. (CH-I)
Gymnocarpium robertianum (Hoffm.) Newm. (CH-I)
H
Hymenophyllum tunbrigense (L.) Sm. (I)
M
Marsilea quadrifolia L. (CH-I)
Marsilea strigosa Willd. (I)
Matteuccia struthiopteris (L.) Tod. (CH-I)
N
Notholaena marantae (L.) Desv. subsp. marantae (CH-I)
O
Ophioglossum azoricum C. Presl (I)
Ophioglossum lusitanicum L. (I)
Ophioglossum vulgatun L. (CH-I)
Oreopteris limbosperma (Bellardi ex All.) Holub (CH-I)
Osmunda regalis L. (CH-I)
P
Phegopteris connectilis (Michx) Watt (CH-I)
Phyllitis sagittata (DC) Guinea et Heywood (I)
Phyllitis scolopendrium (L.) Newm. subsp. scolopendrium
(CH-I)
Pilularia globulifera L. (CH-I)
Pilularia minuta Durieu ex A. Braun (I)
Polypodium cambricum L. (CH-I)
Polypodium interjectum Shivas (CH-I)
Polypodium vulgare L. (CH-I)
Polystichum aculeatum (L.) Roth (CH-I)
Polystichum braunii (Spenner) Fée (CH-I)
Polystichum lonchitis (L.) Roth (CH-I)
Polystichum setiferum (Forssk.) Woyn. (CH-I)
Pteridium aquilinum (L.) Kuhn subsp. aquilinum (CH-I)
Pteris cretica L. (CH-I)
Pteris vittata L. (I)
S
Salvinia natans (L.) All. (CH-I)
T
Thelypteris palustris (Forssk.) Brownsey et Jermy (CH-I)
V
Vanderboschia speciosa (Willd.) Kunkel (I)
W
Woodsia alpina (Bolton) S.F. Gray (CH-I)
Woodsia glabella R. Br. ex Richardson subsp. pulchella
(Bertol.) A. et D. Love (CH-I)
Woodsia ilvensis (L.) R. Br. (CH-I)
Woodwardia radicans (L.) Sm. (I)
Nota:
- Specie dubbia, secondo molti Autori.
Estratto
Osmunda regalis (pdf, 74 KB) |